La differenza

Posted in Brainstorm on ottobre 21, 2009 by luvemil

Ma il fatto di avere la coscienza
che sei nella merda più totale
è l’unica sostanziale differenza
da un borghese normale.

Credo sempre più di non essere né io nulla di speciale, né gli altri nulla di così misero. Ciò che ho più degli altri è un Io che chiunque ha più del non-sé, ma questo non mi rende particolarmente interessante, in realtà questo non cambia nulla.

Posso passare il resto della mia vita a cercare una risposta alla domanda “Qual’è il modo di vivere che rende la vita degna di essere vissuta?”, ma non ci sarà nessuna differenza fra la mia vita e quella di chiunque altro.

Siamo tutti uomini che dal giorno in cui sono nati procedono inesorabilmente verso la morte. E con la morte non intendo nulla di sovraumano, giusto, benefico-a-chicchessia. No. Con morte intendo annullamento totale. Noi uomini vediamo la nostra mente crescere, accumulare conoscenze ed esperienza al solo e unico scopo di venire totalmente annientata. Siamo brandelli di coscienza che aspettano di perdersi nella tempesta.

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Religione

Posted in Brainstorm on ottobre 6, 2009 by luvemil

M: «C’è stato un tempo in cui credevo in Dio. A quei tempi, quando osservavo una funzione religiosa, mi domandavo “A chi giova?”. Lo domando ora a voi.

«Di certo non a Dio. Di certo a Lui non importa se gli uomini si riunisco uno, due, o sette volte la settimana per recitare un’accozzaglia di parole, o meglio lettere. Perché Dio certo non ascolta le parole, né tanto meno le capisce. Comprende quello che vogliamo dire, certo, ma qualcuno di voi oserebbe dire che Dio parla qualche lingua in particolare? O tutte le lingue? E se così fosse che registro usa quando parla? Con che espressioni?

«Inoltre a qualcuno di voi verrebbe in mente di dire che giovi a Dio sapere che noi mangiamo qualcosa in Suo nome? O che ci salutiamo in modo particolare? Le funzioni religiose servono unicamente agli uomini. Su questo credo che siamo d’accordo.

«Andiamo avanti. Chi stabilisce le regole delle funzioni religiose? Dio? No, gli uomini. Non userò per dimostrare ciò l’argomento “Altrimenti le funzioni sarebbero sempre uguali nel tempo”, mi limiterò a ricordarvi che sono i capi spirituali a dirvi come eseguire un rito. “E alle guide spirituali viene detto da Dio”, mi direte voi. Al che io vi chiedo, a Dio importa che noi ci battiamo il petto tre volte, ci inchiniamo davanti a un pezzo di pane, alziamo le mani al cielo e cantileniamo tutti insieme? Dal mio punto di vista ciò è impensabile per la divinità.

«Dunque le funzioni religiose sono create dagli uomini, per gli uomini. Ergo esse non hanno alcun peso davanti a Dio. D’altronde riuscireste a immaginare un Dio che conta le partecipazioni? “Tu hai pregato ben tre volte al giorno per sessant’anni da quando hai scoperto la fede, bravo! Ti meriti proprio un premio”. Ma fatemi il piacere.

«Che differenza c’è fra mille, cento, dieci e zero? D’accordo, lasciamo lo zero da parte per il momento che è un caso diverso, parliamo di un numero positivo. Ora, Dio nella sua immensità e infinità, che differenza può percepire fra uno e un miliardo? Essi sono talmente prossimi per lui che per darvi un’idea sarebbe come per noi immaginare due punti talmente vicini da sovrapporsi. Come facciamo a distinguerli? Supponiamo anche di poterli ingrandire e di vederli distinti, concorderemmo comunque sul fatto che sono estremamente vicini. Inoltre, se li ingrandiamo abbastanza da distinguerli, possiamo inserire altri due punti che sono più vicini ancora dei due precedenti, e così via all’infinito. Alla fine dobbiamo concordare che tornando alla nostra dimensione comune, quei due punti sono lo stesso punto, per il nostro modo di vedere. Allo stesso modo, per Dio che è infinitamente più grande di noi, una volta o svariate migliaia di miliardi di volte sono uguali.

«Dunque, se pregare serve, o è sufficiente pregare una volta sola o non si pregherà mai abbastanza. Nel secondo caso, che si preghi migliaia di volte o nessuna non fa alcuna differenza.

«Il primo è più complesso. A questo punto vogliamo dimostrare l’inutilità della preghiera in sé. Dunque domando a che scopo pregare? A Dio di certo non giova, come non giovano le funzioni religiose. Pregare serve solo agli uomini, per avere la presunzione di contattare Dio. Eppure abbiamo visto che alle parole Dio non dà alcun peso, quindi è sufficiente l’intenzione affinché sia già stabilito tutto. Pregare significa solo dimostrare perseveranza e onorare Dio dicendogli a parole e in modo impreciso quello che già sa senza bisogno di parlare e alla perfezione. Inoltre a Dio non importa di essere onorato, così come non importa di essere deriso, perché d’altronde come può un uomo deridere Dio? Io sono un essere umano e non mi curo di quello che dicono di me gli altri uomini, figuriamoci Dio quanto può importarsene. Allo stesso modo, non si curerà di essere onorato dagli uomini.

«Dunque pregare è una funzione prettamente umana che con Dio non ha nulla a che fare. Segue che è inutile.

«Mi domando, allora “Come ci si salva?”. Le preghiere e i riti non servono, come prima. Cosa rimane? Le opere. Con opere intese in senso positivo o negativo (logicamente parlando, non da un punto di vista morale) o se preferite in senso attivo o passivo.

«Dunque in base alle opere l’uomo si salva. Ma… aspettate un attimo. C’è un imprecisione non vi pare? L’uomo non si può salvare da solo, Dio lo salva. Allora in base alle opere Dio giudica e salva l’uomo. Ma questo equivale ad affermare che l’uomo si salva da solo, perché Dio giudica equamente in base a quello che potremmo definire un catalogo. Mette le crocette e fa la somma come un ragioniere, alla fine decide se un uomo è salvo o meno. Ovviamente per semplicità di cose ogni azione è buona o cattiva e viene giudicato un numero dispari di azioni, altrimenti potete immaginare i problemi che ne verrebbero fuori. Scherzo ovviamente.

«Vediamola in un altro modo. Si dice che Dio abbia dato la libertà agli uomini. Libertà di scegliere se agire nel bene o nel male.

«La salvezza viene decisa (direttamente o indirettamente, non importa) da Dio o dagli uomini. Gli uomini hanno tutto l’interesse a salvarsi, dunque se dipendesse da loro sceglierebbero tutti il bene. Ma a questo punto non ci sarebbe alcuna libertà, perché il Bene è tutto ciò che è stato dato loro da Dio. In questo caso gli uomini non scelgono, quindi non hanno libertà.

«Per avere libertà, un uomo deve scegliere il Male, in questo modo afferma la propria libertà, ma allora non ci sarebbe nessun salvato.

«Dunque se l’uomo è libero e decide della propria salvezza, allora non viene salvato, ma se un uomo decide della propria salvezza si salva, allora l’uomo non può essere libero di agire nel bene o nel male e contemporaneamente decidere della propria salvezza.

«Ma l’uomo può agire sia nel bene che nel male, questo non è solo un dato di fatto ma anche un insegnamento religioso. Ne deriva che Dio decide della salvezza o meno indipendentemente dalle azioni degli uomini.

«Questo in altri termini significa che la dimensione divina è completamente diversa da quella umana, e che la religione serve solo ed unicamente agli uomini indipendentemente da Dio, poiché a Lui è indifferente.

«Quindi nessun rito, nessuna preghiera e nessuna religione è quella giusta. La scelta dipende solo dalla sensibilità di ciascuno.

«Vi ho convinti?»

P: «Solo una domanda. Perché adesso sei ateo?»

M: «Così come non cambia niente a Dio dell’esistenza degli uomini, non cambia niente agli uomini, e a me in particolare, che Dio esista o meno, dunque è come se non esistesse, dunque non esiste. Quindi non ha senso alcuna religione»

Giorgio Gaber – Verso il terzo millennio

Posted in Blog, Musica on febbraio 5, 2009 by luvemil

Quest’uomo è morto sei anni fa, anzi, sei anni, un mese e quattro giorni, eppure sembra di sentirlo cantare adesso. Forse perché era un veggente, ma non credo… forse perché l’uomo non è ancora arrivato al punto di riuscire a cambiare significativamente in sei anni… probabile… ma sarebbe meglio dire forse l’uomo non è ancora arrivato al punto da riuscire a peggiorare significativamente in sei anni.

Questa canzone però risale al 2001. Allora risistemiamo e diciamo che l’uomo non è ancora rrivato al punto da riuscire a peggiorare significativamente in otto anni. Eppure otto anni sono tanti: otto anni fa il cellulare più piccolo era un mattone, un computer con 20 GB di HDD era enorme, una scheda video con 32 MB di RAM era il sogno di ogni giocatore, un processore 1,2 GHz ce lo sognavamo. Oggi esiste un solo cellulare mattone e si chiama IPhone, ma se riflettiamo che più che ad un cellulare somiglia ad un Mac allora è un altro paio di maniche, un pc con 60 GB di HDD (il mio) è obsoleto, il minimo per lavorarci e 300 GB, le schede video hanno 512 MB di RAM, ma anche 1024 e forse da quando scrivo a quando pubblico diventeranno 2048, i processori sono quad-core per gli obsoleti, mentre quelli “in” hanno un 4 CPU fisiche e 4 virtuali. Per installare linux otto anni fa… beh, a essere sincero non ho la più pallida idea di come fosse all’epoca, ma sicuramente tre/quattro anni fa non era facile come ora (ricordo ancora i casini per installare Fedora core 3).

C’è da dire che Windows è rimasto lo stesso. Sì, sono d’accordo con voi, esiste Vista, ma me lo chiamate sistema operativo? Comunque stiamo uscendo fuori traccia. Il punto è che, sebbene nel quotidiano i cambiamenti possano sembrare così vistosi (basti prendere un auto datata otto anni e vedere che effetto fa adesso), il processo di degenerazione dell’individuo procede sempre, incessante e inesorabile, nella stessa direzione.

Soliloquio a due

Posted in Blog on gennaio 4, 2009 by luvemil

Ieri sera m’immaginavo, come uso sovente, un dialogo con un mio amico, che a un certo punto affermava, a proposito della mia relazione amorosa: “Ormai sei perso”. E non so come, non so perché, un solo pensiero è apparso nella mia mente, senza che io avessi parte cosciente: “E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Eric Clapton – Layla

Posted in Blog, Musica on gennaio 2, 2009 by luvemil

What’ll you do when you get lonely
And nobody’s waiting by your side?
You’ve been running and hiding much too long.
You know it’s just your foolish pride.

Layla, you’ve got me on my knees.
Layla, I’m begging, darling please.
Layla, darling won’t you ease my worried mind.

I tried to give you consolation
When your old man had let you down.
Like a fool, I fell in love with you,
Turned my whole world upside down.

Layla, you’ve got me on my knees.
Layla, I’m begging, darling please.
Layla, darling won’t you ease my worried mind.

Let’s make the best of the situation
Before I finally go insane.
Please don’t say we’ll never find a way
And tell me all my love’s in vain.

Layla, you’ve got me on my knees.
Layla, I’m begging, darling please.
Layla, darling won’t you ease my worried mind.

Layla, you’ve got me on my knees.
Layla, I’m begging, darling please.
Layla, darling won’t you ease my worried mind.

Gaber – La masturbazione 2

Posted in Blog, Musica on dicembre 31, 2008 by luvemil

Seconda versione del monologo. Posto soltanto la fine, l’inizio è di poca importanza e perde molto se non viene ascoltato.

C’è di buono che un attimo dopo penso subito a qualcos’altro.
Pensare… più che pensare c’è come una specie di disagio, di amarezza. Non ho mai capito perché io per eccitarmi abbia bisogno di certe fantasie strane e contorte. Probabilmente la nostra vita sessuale è irrimediabilmente corrotta. Spesso anche con una donna è un amore tutto mentale. Si va avanti da soli. È un amore monosessuale… come la masturbazione.
Ma è possibile che nell’amore, come anche nella vita, si debba sempre essere così: egocentrici e soli. Mai… mai un gesto che sia veramente oltre noi stessi.
No, non è di altruismo che intendo parlare, i nostri atteggiamenti altruistici li conosco bene, e forse servono più che altro a garantirci un posto in paradiso. Ma per un posto nella vita ci vuole altro. Bisognerebbe inventare il miracolo… sì, bisognere arrivare al punto dove il nostro egoismo possa magicamente coincidere con la felicità degli altri.

Giorgio Gaber – Disperata solitudine

Posted in Blog, Musica on dicembre 28, 2008 by luvemil

Il caro Gaber, pace all’anima sua!, se mai dovesse esistere un Dio, dovrebbe dare la pace a quel pover’uomo. Alla De André:

Dio di misericordia il tuo bel paradiso

l’hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso

per quelli che han vissuto con la coscienza pura

l’inferno esiste solo per chi ne ha paura

Comincia con una stupidaggine, il caro Gaber, il suo monologo, con la descrizione di una fantasia erotica nel corso di una sessione di masturbazione. È incredibile come da un argomento così vietato, infatti dice “Nessuno ha mai parlato di questo modo di amare. In due, sempre in due… oppure in tanti, che stronzata in tanti! L’amore in uno è il più perfetto. Non ha mai sfasature. È l’unico amore in cui una persona possa fare veramente i conti con il proprio sesso”,  si giunge, alla fine, ad uno dei discorsi che più mi incantano. Sebbene il finale è presentato in diverse versioni, assolutamente diverse le une dalle altre, ce n’è uno che mi piace particolarmente. Lo riporto di seguito (in futuro potrei anche decidere di inserire gli altri finali):

[…]
Basta. Basta.
È come uno schifoso guazzabuglio di pensieri che si scioglie. È una cascata di sintomi di delirio che gocciolano da tutte le parti. Basta, che miseria.
Ora bisogna abbandonarsi e dormire più che si può. Dormire?…
Si crede sempre che sia il fondo dello squallore quello che si è toccato. Chissà se esistono delle forze per andare più giù. Delle strane forze, e la prossima volta scendere più in basso. C’è un momento in cui si è veramente soli. Quando si arriva in fondo a ciò che siamo di orrendo, di squallido. Ma in fondo, proprio in fondo in fondo.
Il dolore stesso non vi risponde più. Gli occhi sono asciutti perché lí c’è il deserto. Strano, non c’è neanche il dolore nella solitudine, quella vera. Gli occhi sono asciutti. E allora bisogna risalire da quel fondo… piano piano bisogna ritornare tra gli uomini.
Non c’è niente da fare. Bisogna ritornare con gli uomini… anche per piangere.