Giorgio Gaber – Il comportamento

Dopo più di sei mesi di assenza i miei cari lettori fidati saranno ormai decimati, ma non importa. Sono cambiate tante cose in questo anno che ormai è terminato (l’anno per me va da un giugno al successivo), quindi bisognerebbe aggiornarci… sincronizzarci. Tuttavia preferisco lasciare un po’ di mistero che non guasta mai e potrebbe anche garantirmi quel tanto di fascino sufficiente da riuscire a rimorchiare. E proprio a questo proposito è la canzone che vi propongo. Mi raccomando, non fermatevi alla prosa iniziale ma ascoltatela tutta. Il tema dell’inesistenza dell’Io è abbastanza forte in Gaber, e sarebbe un ottimo spunto per cominciare a esporre una breve trattazione sul significato di intelligenza, di linguaggio, di comunicazione, di coscienza, di pensiero e infine di Io, ma è tardi e non ho voglia di dilungarmi.

Vi lascio quindi solo un breve spunto di riflessione. Supponiamo la seguente situazione immaginaria (ovviamente nelle ipotesi c’è anche quella di avere una tecnologia sufficientemente avanzata): prendiamo sotto esame un essere umano (d’ora in poi chiamato soggetto). Trasportiamo su una memoria digitale gli stati di ogni cellula cerebrale del soggetto in un certo istante t. Procuriamoci un corpo umano dotato dello stesso genotipo del soggetto (clone). Indipendentemente dallo stato del cervello del clone, sovrapponiamo ad esso lo stato memorizzato in precedenza, eliminando definitivamente tutto quanto vi fosse in precedenza.

In questa situazione, se vi è una corrispondenza fra stato cerebrale e stato mentale avremmo una copia esatta del pensiero del soggetto. Cosa distinguerebbe a questo punto il soggetto dal clone? È pur vero che continua ad esserci una continuità spaziale nel soggetto che nel clone manca, quindi per comodità supponiamo di aver trasferito (e non semplicemente copiato) lo stato cerebrale dal soggetto al clone. A questo punto la stessa mente che prima era nel soggetto ora si trova nel clone. Ma non c’è stato un reale passaggio, quindi non si può far finta che sia tutto regolare. Eppure, una volta dato il via al cervello del clone, esso sarà esattamente il soggetto, avrà coscienza di essere il soggetto e nulla potrà fargli cambiare idea. Dunque che cos’è l’Io?

Questo ragionamento è valido, ovviamente, solo se è data la corrispondenza fra stato cerebrale e stato mentale (cosa di cui al giorno d’oggi si dubita). Tuttavia il paradosso resta valido lo stesso, purché si possa descrivere simbolicamente il funzionamento della mente umana. Se si può fare ciò, allora posso sempre supporre in via del tutto ipotetica di poter riprodurre un’esatta copia di una mente (perché si può descriverla), e quindi si ritorna al caso precedente: che cos’è l’Io?

La mia risposta è che l’Io è un’astrazione: la mente umana è un flusso di pensieri e questi sono tutti unificati in un unico elemento, l’Io, tuttavia quest’ultimo ha carattere puramente aleatorio, e non è altro che un’istante del flusso di pensiero, infatti non sussisterebbe senza: 1) l’insieme di tutti i ricordi che precedono un determinato istante; 2) l’insieme dei pensieri inconsci (pregiudizi) che derivano soprattutto dall’esperienza, ma vengono assimilati nel sostrato del pensiero e quindi intervengono senza l’esplicita mediazione del ricordo (esperienza) particolare che li ha determinati.

La conclusione è che la nostra stessa esistenza può essere messa in discussione. Il cogito cartesiano non ha valore assoluto: esso continua a garantire l’esistenza di una struttura pensante, ma niente di più può dire di determinata struttura. E noi altro non siamo che un insieme di pensieri e ricordi, bisogna accettarlo e costrure sulla base di questa certezza il nostro futuro.

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