Archivio per novembre, 2009

Una questione di cura

Posted in Blog, Brainstorm on novembre 11, 2009 by luvemil

Oggi mi trovavo a parlare con un mio caro amico dell’essere truzzo. Francamente non so di preciso cosa significhi la parola, quindi ho cominciato a chiederlo a lui che sembrava così esperto in materia.

Il mio amico comincia col rapportarli ai punk (in realtà non si riferiva proprio ai punk, ma va bene questa approssimazione). Un truzzo si cura.

E io: cosa significa curarsi?

Dopo vari fraintendimenti siamo giunti a stabilire che curarsi significa lavarsi, profumarsi e vestirsi in modo decente. Tralasciando particolari insignificanti (come ad esempio l’asserzione discutibile che chi si cura è un truzzo, ma lasciamo stare), possiamo dire che ci siamo fermati grosso modo qui.

Quello che vorrei portare all’attenzione del lettore è una parte importante del discorso da un punto di vista psico-sociale. La tesi secondo cui un abbigliamento “decente” implica l’apposizione di qualche firma sul capo o comunque la sua vistosità. Vistosità, perché è stata esplicitamente a quello che definisco un dignitoso nero e che di gran lunga preferisco.

L’affermare questa tesi significa che all’interno della massa dei giovani si è perso un concetto antico quale quello di dignità: non vi è nulla di male ad avere un’ossessione per l’aspetto esteriore e non sto in alcun modo a sindacare sui gusti che sono personali e sacri. Tuttavia ormai è diffusa l’idea per cui la mancata cura ossessiva significa trascuratezza, tralasciando quindi quella che può essere una visione estetica sobria. Praticamente fra i giovani d’oggi (non tutti, fortunatamente), la serietà non ha alcun peso.

In questa nuova generazione io mi sento veramente emarginato, eppure a volte mi rendo conto di non essere diverso dagli altri. Io non ho mai compreso le mode e i gusti dei giovani, non sono mai stato d’accordo su quello che io considero il desiderio di non pensare. Lo svago come obbiettivo vita, è questo che proprio non riesco a concepire. Questa masse mi danno l’impressione di vivere soltanto per dimenticare la vita.

Non riesco a non guardare con occhio sospettoso questa concezione. Non riesco a trovarla in nessun modo attraente. Non capisco come si possa trovare piacevole andare in discote, non capisco come si possa trovare gradevole esteticamente una maglia D&G, non capisco come si possa indossare un jeans strappato con camicia e maglioncino, non capisco come ci si possa vantare delle proprie avventure amorose (e giudicare, poi, una ragazza che se ne vanta “perché lei è una ragazza”). Non capisco come si possa giudicare gli altri.

Io non condivido molte idee, ma da non condividere a denigrare apertamente cambia molto.

Io credo che al di là di tutto, l’uomo è un animale. Non c’è niente di onorevole a comportarsi da animale (nel senso di soddisfare istintivamente ai propri bisogni e vivere soggetti ad essi), significa solo comportarsi in modo naturale. Quello che l’uomo ha di più della bestia è l’intelligenza, un comportamento onorevole o dignitoso può essere quello di sfruttare tale intelligenza per distinguersi dalle bestie. Ad esempio in modo kantiano domandarsi se è possibile l’universalizzazione di un’azione, e qui soggettivizzare gli altri nell’azione: considerarli uomini.

In particolare, è proprio di un uomo d’onore rispettare l’idea altrui e mai in nessun caso denigrarla gratuitamente. Inoltre, poiché l’unico giudice dell’onore di un uomo è lui stesso, mai pronunciare giudizi morali, etici o estetici. La dignità di un uomo è personale, ma significa dignità anche astenersi dal giudicare gli altri.

Sono conscio del fatto che questo non è un discorso organizzato coerentemente, ma è colpa dell’ora a cui scrivo. Comunque due tesi fondamentali sono emerse che mi ripropongo di trattare meglio a mente lucida nei prossimi giorni:

  1. per quanto riguarda le norme di comportamento generali, l’onore dell’uomo come cardine su cui basare il sistema etico, la dignità come mezzo e come scopo il differenziarsi dagli animali;
  2. per quanto riguarda l’animalità dell’uomo e la sua intelligenza, il fatto che l’uomo impiega o dovrebbe la propria intelligenza per raggiungere in maniera imperfetta quello che le bestie hanno per natura e istintivamente in maniera, se non perfetta, migliore;
  3. la bassezza della ricerca dello svago, fine a se stesso o meno, e la bassezza di ogni azione in particolare come manifestazione di una volontà di vivere di per sé infima perché istinto naturale.

Sono partito da un punto completamente diverso per approdare a nulla, quindi almeno lascio una riflessione. Il discorso voleva andare a parare sui canoni di comportamento che bisognerebbe seguire, in particolare la contrapposizione fra quelli dettati dalla moda, dalle tradizioni e dalla morale (soggettiva). Se il canone di comportamento non è assoluto (quindi se muta in qualsiasi modo) allora è puramente soggettivo. In caso contrario esso è immutabile in ogni tempo e in ogni luogo, e se esiste non va ricercato nelle manifestazioni particolari ma nelle norme assolute cui si richiamano tali manifestazioni.

Sito web

Posted in Blog on novembre 9, 2009 by luvemil

Ho aperto un sito web che nel futuro dovrebbe diventare la mia home page ma per ora è soltanto un’accozzaglia di lettere. Se volete visitarlo questo è il link.

È stato un piacere.

Un saluto a tutti voi che siete come me ancora fra i vivi. Gli altri, purtroppo, non possono recepire alcun saluto.