I reduci – Gaber contro la guerra?

Su un sito ho letto la dicitura canzoni contro la guerra e poi il testo di “I reduci” di Gaber.

Il testo è il seguente

E allora è venuta la voglia di rompere tutto
le nostre famiglie, gli armadi, le chiese, i notai
i banchi di scuola, i parenti, le “centoventotto”
trasformare in coraggio la rabbia che è dentro di noi.

E tutto che saltava in aria
e c’era un senso di vittoria
come se tenesse conto del coraggio
la storia.

E allora è venuto il momento di organizzarsi
di avere una linea e di unirsi intorno a un’idea
dalle scuole ai quartieri alle fabbriche per confrontarsi
decidere insieme la lotta in assemblea.

E tutto che sembrava pronto
per fare la rivoluzione…
ma era una tua immagine o soltanto
una bella intenzione.

E allora è venuto il momento dei lunghi discorsi
ripartire da zero e occuparsi un momento di noi
affrontare la crisi, parlare, parlare e sfogarsi
e guardarsi di dentro per sapere chi sei.

E c’era l’orgoglio di capire
e poi la certezza di una svolta
come se capir la crisi voglia dire
che la crisi è risolta.

E allora ti torna la voglia di fare un’azione
ma ti sfugge di mano e si invischia ogni gesto che fai
la sola certezza che resta è la tua confusione,
il vantaggio di avere coscienza di quello che sei

ma il fatto di avere la coscienza
che sei nella merda più totale
è l’unica sostanziale differenza
da un borghese normale.

E allora ci siamo sentiti insicuri e stravolti
come reduci laceri e stanchi, come inutili eroi,
con le bende perdute per strada e le fasce sui volti
già a vent’anni siam qui a raccontare ai nipoti che noi

noi buttavamo tutto in aria
e c’era un senso di vittoria
come se tenesse conto del coraggio
la storia.

Ovviamente sono rimasto scandalizzato dal fatto che fosse citata come canzone contro la guerra, e mi sono affrettato a mandare un commento, andato perduto per la mia stupidità, ma fa niente.

Il punto è: leggete il testo “dalle scuole ai quartieri alle fabbriche per confrontarsi / decidere insieme la lotta in assemblea.”, “come se capir la crisi voglia dire / che la crisi è risolta.”, “ma il fatto di avere la coscienza / che sei nella merda più totale / è l’unica sostanziale differenza / da un borghese normale.”. Questa non è roba da guerra, è lotta di classe.

Estrapolare solo gli ultimi versi

E allora ci siamo sentiti insicuri e stravolti
come reduci laceri e stanchi, come inutili eroi,
con le bende perdute per strada e le fasce sui volti
già a vent’anni siam qui a raccontare ai nipoti che noi

noi buttavamo tutto in aria
e c’era un senso di vittoria
come se tenesse conto del coraggio
la storia.

potrebbe far pensare ad una canzone contro i drammi bellici, e neanche perché bisognerebbe essere stupidi per non notare quel “già a vent’anni siam qui a raccontare ai nipoti che noi” e il rimando al coraggio. Qui sta parlando un comunista contro le azioni dei suoi compagni comunisti: non li approva, certo, ma confonderli con azioni di guerra è veramente troppo. È una lotta politico/sociale di gente che comunque ha una certa visione dello stato, si può condividere o meno, certo, ma non bisogna dimenticare che qui non si parla di pozzi di petrolio ma di ideali. No, non è assolutamente una canzone contro la guerra, è una canzone contro i comunisti (e non il comunismo).

PS: noto con piacere che da Linux wordpress viene caricato in pochi secondi, mentre da Windows devo aspettare diversi minuti prima che un articolo sia pubblicato. Ancora una volta, al rogo Windows. Kill Bill.

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Una Risposta to “I reduci – Gaber contro la guerra?”

  1. Carissimo Luvemil,

    Sono Riccardo Venturi, amministratore del sito “Canzoni contro la guerra” (e piacere di conoscerti). Come (forse) avrai notato, “I reduci” di Gaber fa sì parte di “CCG”, ma di una sua particolare categoria di “Extra”, cioè di canzoni che abbiamo ritenuto dovessero far parte del sito pur non essendo strettamente attinenti al “topic”. Fatta questa necessaria precisazione, inserisco sulla relativa pagina il link a questa tua precisa critica, che ritengo molto interessante (e, per quel che mi riguarda, anche condivisibile). Saluti!

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