Archivio per ottobre, 2009

I reduci – Gaber contro la guerra?

Posted in Blog on ottobre 26, 2009 by luvemil

Su un sito ho letto la dicitura canzoni contro la guerra e poi il testo di “I reduci” di Gaber.

Il testo è il seguente

E allora è venuta la voglia di rompere tutto
le nostre famiglie, gli armadi, le chiese, i notai
i banchi di scuola, i parenti, le “centoventotto”
trasformare in coraggio la rabbia che è dentro di noi.

E tutto che saltava in aria
e c’era un senso di vittoria
come se tenesse conto del coraggio
la storia.

E allora è venuto il momento di organizzarsi
di avere una linea e di unirsi intorno a un’idea
dalle scuole ai quartieri alle fabbriche per confrontarsi
decidere insieme la lotta in assemblea.

E tutto che sembrava pronto
per fare la rivoluzione…
ma era una tua immagine o soltanto
una bella intenzione.

E allora è venuto il momento dei lunghi discorsi
ripartire da zero e occuparsi un momento di noi
affrontare la crisi, parlare, parlare e sfogarsi
e guardarsi di dentro per sapere chi sei.

E c’era l’orgoglio di capire
e poi la certezza di una svolta
come se capir la crisi voglia dire
che la crisi è risolta.

E allora ti torna la voglia di fare un’azione
ma ti sfugge di mano e si invischia ogni gesto che fai
la sola certezza che resta è la tua confusione,
il vantaggio di avere coscienza di quello che sei

ma il fatto di avere la coscienza
che sei nella merda più totale
è l’unica sostanziale differenza
da un borghese normale.

E allora ci siamo sentiti insicuri e stravolti
come reduci laceri e stanchi, come inutili eroi,
con le bende perdute per strada e le fasce sui volti
già a vent’anni siam qui a raccontare ai nipoti che noi

noi buttavamo tutto in aria
e c’era un senso di vittoria
come se tenesse conto del coraggio
la storia.

Ovviamente sono rimasto scandalizzato dal fatto che fosse citata come canzone contro la guerra, e mi sono affrettato a mandare un commento, andato perduto per la mia stupidità, ma fa niente.

Il punto è: leggete il testo “dalle scuole ai quartieri alle fabbriche per confrontarsi / decidere insieme la lotta in assemblea.”, “come se capir la crisi voglia dire / che la crisi è risolta.”, “ma il fatto di avere la coscienza / che sei nella merda più totale / è l’unica sostanziale differenza / da un borghese normale.”. Questa non è roba da guerra, è lotta di classe.

Estrapolare solo gli ultimi versi

E allora ci siamo sentiti insicuri e stravolti
come reduci laceri e stanchi, come inutili eroi,
con le bende perdute per strada e le fasce sui volti
già a vent’anni siam qui a raccontare ai nipoti che noi

noi buttavamo tutto in aria
e c’era un senso di vittoria
come se tenesse conto del coraggio
la storia.

potrebbe far pensare ad una canzone contro i drammi bellici, e neanche perché bisognerebbe essere stupidi per non notare quel “già a vent’anni siam qui a raccontare ai nipoti che noi” e il rimando al coraggio. Qui sta parlando un comunista contro le azioni dei suoi compagni comunisti: non li approva, certo, ma confonderli con azioni di guerra è veramente troppo. È una lotta politico/sociale di gente che comunque ha una certa visione dello stato, si può condividere o meno, certo, ma non bisogna dimenticare che qui non si parla di pozzi di petrolio ma di ideali. No, non è assolutamente una canzone contro la guerra, è una canzone contro i comunisti (e non il comunismo).

PS: noto con piacere che da Linux wordpress viene caricato in pochi secondi, mentre da Windows devo aspettare diversi minuti prima che un articolo sia pubblicato. Ancora una volta, al rogo Windows. Kill Bill.

Un capitolo chiuso

Posted in Blog on ottobre 24, 2009 by luvemil

Parliamo della mia vita sentimentale. Chissene frega? Andavene da un’altra parte se non ve ne frega niente. Di certo non mi cambia la vita il fatto che leggiate o meno quello che scrivo qui.

La mia vita sentimentale non è stata molto avventurosa ne interessante. Vorrei dire di essere stato con una sola ragazza, ma mio malgrado devo ammettere che in realtà le ragazze sono due. In ogni caso la seconda non la conto come una vera e propria relazione.

Proprio di questa seconda ragazza vorrei parlare. Vorrei parlare di quello che io considero un capitolo chiuso, ma forse visto che ne parlo ancora tanto chiuso non è, o forse voglio solo chiarirmi le idee.

Potrei dire di volerlo chiudere dicendo che non la conosco e negando di essere mai stato con lei. In fondo per come sono io è più una vergogna che altro essere stato con una ragazza del genere. Non fraintendetemi, per me il 99.9% delle ragazze sono troie, quindi il fatto di cadere in questa categoria secondo i miei canoni significa solo rientrare nella normalità. Ma è questo quello che mi preme di più: per me aver avuto una relazione (o come volete chiamarla voi) con una ragazza normale è una vergogna. Significa ammettere che mi piacciono le banalità.

Poi c’è da dire che da quando mi ha lasciato ho esagerato un po’ la faccenda. Può essere che l’amavo, o può essere che è il mio orgoglio ad aver ingigantito la cosa perché si è sentito ferito… in fondo di ricordo di aver pensato un paio di volte che in realtà aspettavo solo che passasse un po’ di tempo prima di lasciarla. Purtroppo il mio orgoglio ferito non mi permette di essere freddo e calcolatore.

Comunque sia, il motivo per cui non mi riesco a rassegnare è che sono sempre convinto che lei veda il mondo come lo vedo io. Questo è il motivo per cui mi tormentavo quando sono stato con lei (in questa sede sono nell’ipotesi che siamo stati insieme, ma fuori di qui io e lei ci conosciamo a stento), ed è il motivo per cui non riesco a convincermi che lei non provi più niente per me.

Il problema della mia visione del mondo, è che io non cambio mai. Che io dica di amarla o meno dipende dalle circostanze, è per questo che io ho smesso di credere nell’amore, ma il fatto che mi piaccia… non sono sicuro di poter dire che dipenda dalle circostanze. Io credo che ci sia come uno schema che è presente a priori nella mia mente, anzi che deriva necessariamente dalla mia mente di per sé. Quando penso a questa ragazza questo schema si riempie in vari punti (sarebbe troppo pretendere di trovare una ragazza che li riempia tutti vero?). In realtà questi punti non sono molti, devo ammettere che la precedente combaciava di più sotto molti altri aspetti. Tuttavia punti che io ritenevo importanti venivano a colmarsi con la seconda ragazza.

Questa è la mia spiegazione razionale del perché costei mi piaceva. Ne segue anche la spiegazione razionale del perché trovo difficile credere che io non le piaccia più: cos’è cambiato in me per non essere più aderente a questo schema innato? Nulla. Evidentemente allora deve essere cambiato qualcosa in lei. Ma allora lei non è più uguale a se stessa com’era allora. Questo è il motivo che mi è di conferma per la mia rassegnazione razione, e si aggiunge fra l’altro a quelli che già avevo al principio, perché da quando ho cominciato a frequentarla ho capito che molte delle cose che ritenevo interessanti in realtà erano solo illusioni, che dietro una maschera di unicità si nascondeva la più comune delle persone, per di più egocentrica, infantile e stupida. Ecco perché già all’epoca avevo deciso che l’avrei lasciata, ed ecco perché razionalmente non la voglio più.

Eppure credo che sempre per il fatto che io non cambio mai, unito al mio ego infantilissimo e al mio orgoglio ferito, se mai dovessi reincontrarmi con lei cadrei di nuovo nella trappola. Non vi è alcun dubbio su questo. E purtroppo non posso neanche incomparla di ciò, perché è unicamente colpa mia.

Mi consola il fatto di constatare di essere diverso da lei. Ho sempre odiato questo modo di trattare l’amore con leggerezza, e noto con piacere che non ci riesco. Sono fiero di essere diverso, anche se devo accettare di essere come tanti altri.

Per finire, mi vergogno di me stesso per aver avuto una relazione futile e stupida. Per tanto, io mi comporterò come se non fossi mai stato con questa ragazza, cosa che, dal mio punto di vista, realmente non è avvenuta. Quella che è stata non si può classificare in alcun modo relazione.

Adesso il capitolo è veramente chiuso.

La differenza

Posted in Brainstorm on ottobre 21, 2009 by luvemil

Ma il fatto di avere la coscienza
che sei nella merda più totale
è l’unica sostanziale differenza
da un borghese normale.

Credo sempre più di non essere né io nulla di speciale, né gli altri nulla di così misero. Ciò che ho più degli altri è un Io che chiunque ha più del non-sé, ma questo non mi rende particolarmente interessante, in realtà questo non cambia nulla.

Posso passare il resto della mia vita a cercare una risposta alla domanda “Qual’è il modo di vivere che rende la vita degna di essere vissuta?”, ma non ci sarà nessuna differenza fra la mia vita e quella di chiunque altro.

Siamo tutti uomini che dal giorno in cui sono nati procedono inesorabilmente verso la morte. E con la morte non intendo nulla di sovraumano, giusto, benefico-a-chicchessia. No. Con morte intendo annullamento totale. Noi uomini vediamo la nostra mente crescere, accumulare conoscenze ed esperienza al solo e unico scopo di venire totalmente annientata. Siamo brandelli di coscienza che aspettano di perdersi nella tempesta.

Religione

Posted in Brainstorm on ottobre 6, 2009 by luvemil

M: «C’è stato un tempo in cui credevo in Dio. A quei tempi, quando osservavo una funzione religiosa, mi domandavo “A chi giova?”. Lo domando ora a voi.

«Di certo non a Dio. Di certo a Lui non importa se gli uomini si riunisco uno, due, o sette volte la settimana per recitare un’accozzaglia di parole, o meglio lettere. Perché Dio certo non ascolta le parole, né tanto meno le capisce. Comprende quello che vogliamo dire, certo, ma qualcuno di voi oserebbe dire che Dio parla qualche lingua in particolare? O tutte le lingue? E se così fosse che registro usa quando parla? Con che espressioni?

«Inoltre a qualcuno di voi verrebbe in mente di dire che giovi a Dio sapere che noi mangiamo qualcosa in Suo nome? O che ci salutiamo in modo particolare? Le funzioni religiose servono unicamente agli uomini. Su questo credo che siamo d’accordo.

«Andiamo avanti. Chi stabilisce le regole delle funzioni religiose? Dio? No, gli uomini. Non userò per dimostrare ciò l’argomento “Altrimenti le funzioni sarebbero sempre uguali nel tempo”, mi limiterò a ricordarvi che sono i capi spirituali a dirvi come eseguire un rito. “E alle guide spirituali viene detto da Dio”, mi direte voi. Al che io vi chiedo, a Dio importa che noi ci battiamo il petto tre volte, ci inchiniamo davanti a un pezzo di pane, alziamo le mani al cielo e cantileniamo tutti insieme? Dal mio punto di vista ciò è impensabile per la divinità.

«Dunque le funzioni religiose sono create dagli uomini, per gli uomini. Ergo esse non hanno alcun peso davanti a Dio. D’altronde riuscireste a immaginare un Dio che conta le partecipazioni? “Tu hai pregato ben tre volte al giorno per sessant’anni da quando hai scoperto la fede, bravo! Ti meriti proprio un premio”. Ma fatemi il piacere.

«Che differenza c’è fra mille, cento, dieci e zero? D’accordo, lasciamo lo zero da parte per il momento che è un caso diverso, parliamo di un numero positivo. Ora, Dio nella sua immensità e infinità, che differenza può percepire fra uno e un miliardo? Essi sono talmente prossimi per lui che per darvi un’idea sarebbe come per noi immaginare due punti talmente vicini da sovrapporsi. Come facciamo a distinguerli? Supponiamo anche di poterli ingrandire e di vederli distinti, concorderemmo comunque sul fatto che sono estremamente vicini. Inoltre, se li ingrandiamo abbastanza da distinguerli, possiamo inserire altri due punti che sono più vicini ancora dei due precedenti, e così via all’infinito. Alla fine dobbiamo concordare che tornando alla nostra dimensione comune, quei due punti sono lo stesso punto, per il nostro modo di vedere. Allo stesso modo, per Dio che è infinitamente più grande di noi, una volta o svariate migliaia di miliardi di volte sono uguali.

«Dunque, se pregare serve, o è sufficiente pregare una volta sola o non si pregherà mai abbastanza. Nel secondo caso, che si preghi migliaia di volte o nessuna non fa alcuna differenza.

«Il primo è più complesso. A questo punto vogliamo dimostrare l’inutilità della preghiera in sé. Dunque domando a che scopo pregare? A Dio di certo non giova, come non giovano le funzioni religiose. Pregare serve solo agli uomini, per avere la presunzione di contattare Dio. Eppure abbiamo visto che alle parole Dio non dà alcun peso, quindi è sufficiente l’intenzione affinché sia già stabilito tutto. Pregare significa solo dimostrare perseveranza e onorare Dio dicendogli a parole e in modo impreciso quello che già sa senza bisogno di parlare e alla perfezione. Inoltre a Dio non importa di essere onorato, così come non importa di essere deriso, perché d’altronde come può un uomo deridere Dio? Io sono un essere umano e non mi curo di quello che dicono di me gli altri uomini, figuriamoci Dio quanto può importarsene. Allo stesso modo, non si curerà di essere onorato dagli uomini.

«Dunque pregare è una funzione prettamente umana che con Dio non ha nulla a che fare. Segue che è inutile.

«Mi domando, allora “Come ci si salva?”. Le preghiere e i riti non servono, come prima. Cosa rimane? Le opere. Con opere intese in senso positivo o negativo (logicamente parlando, non da un punto di vista morale) o se preferite in senso attivo o passivo.

«Dunque in base alle opere l’uomo si salva. Ma… aspettate un attimo. C’è un imprecisione non vi pare? L’uomo non si può salvare da solo, Dio lo salva. Allora in base alle opere Dio giudica e salva l’uomo. Ma questo equivale ad affermare che l’uomo si salva da solo, perché Dio giudica equamente in base a quello che potremmo definire un catalogo. Mette le crocette e fa la somma come un ragioniere, alla fine decide se un uomo è salvo o meno. Ovviamente per semplicità di cose ogni azione è buona o cattiva e viene giudicato un numero dispari di azioni, altrimenti potete immaginare i problemi che ne verrebbero fuori. Scherzo ovviamente.

«Vediamola in un altro modo. Si dice che Dio abbia dato la libertà agli uomini. Libertà di scegliere se agire nel bene o nel male.

«La salvezza viene decisa (direttamente o indirettamente, non importa) da Dio o dagli uomini. Gli uomini hanno tutto l’interesse a salvarsi, dunque se dipendesse da loro sceglierebbero tutti il bene. Ma a questo punto non ci sarebbe alcuna libertà, perché il Bene è tutto ciò che è stato dato loro da Dio. In questo caso gli uomini non scelgono, quindi non hanno libertà.

«Per avere libertà, un uomo deve scegliere il Male, in questo modo afferma la propria libertà, ma allora non ci sarebbe nessun salvato.

«Dunque se l’uomo è libero e decide della propria salvezza, allora non viene salvato, ma se un uomo decide della propria salvezza si salva, allora l’uomo non può essere libero di agire nel bene o nel male e contemporaneamente decidere della propria salvezza.

«Ma l’uomo può agire sia nel bene che nel male, questo non è solo un dato di fatto ma anche un insegnamento religioso. Ne deriva che Dio decide della salvezza o meno indipendentemente dalle azioni degli uomini.

«Questo in altri termini significa che la dimensione divina è completamente diversa da quella umana, e che la religione serve solo ed unicamente agli uomini indipendentemente da Dio, poiché a Lui è indifferente.

«Quindi nessun rito, nessuna preghiera e nessuna religione è quella giusta. La scelta dipende solo dalla sensibilità di ciascuno.

«Vi ho convinti?»

P: «Solo una domanda. Perché adesso sei ateo?»

M: «Così come non cambia niente a Dio dell’esistenza degli uomini, non cambia niente agli uomini, e a me in particolare, che Dio esista o meno, dunque è come se non esistesse, dunque non esiste. Quindi non ha senso alcuna religione»